Scuola ed apprendimento

 

Alcune esperienze in ambito educativo (sia all’interno delle scuole elementari sia come operatore SED con gli adolescenti ed i pre-adolescenti) mi hanno portato come psicologo ad interrogarmi su come le figure adulte di riferimento possono aiutare i bambini ed i ragazzi a vivere il meglio possibile l’apprendimento e lo sforzo legato al dover andare a scuola.

Soprattutto il lavoro con i bambini di prima elementare permette di mettere a fuoco alcuni punti. Il primo e per certi versi elementare punto è che buona parte dei bambini se fossero lasciati liberi di scegliere non inizierebbero mai la scuola. Per loro stare fermi e seduti su un banco per circa 6 ore è un comportamento innaturale e non libero; inoltre l’emissione di uno sforzo cognitivo volto ad apprendere costa fatica ed applicazione. La scuola quindi entro certi limiti ha un carattere coercitivo e non naturale, ai bambini ed anche ai ragazzi viene imposto il percorso scolastico. In tal senso pur non mettendo in dubbio l’importante di far fare la scuola ed i compiti a tutti, visto che solo attraverso la scuola le persone possono sviluppare al meglio le loro doti e qualità, ricordarsi il carattere obbligatorio della scolarizzazione può portare gli insegnanti ed i genitori a lavorare con gli alunni con un atteggiamento più comprensivo ed umano, permettendo al bambino di accettare in maniera migliore i suoi nuovi doveri.

Un altro aspetto a mio avviso importante è capire quanto esigere dallo studente. Carichi di lavoro troppo eccessivi e difficili rischiano di affaticare troppo l’alunno e sottoporlo ad un’eccessiva paura di sbagliare e non essere all’altezza, è importante quindi chiedersi fino a dove possiamo spingerci con le richieste scolastiche, passando il messaggio che non si pretende il compito o lo studio perfetto, ma solo un po’ di applicazione. Molti studenti vengono inibiti (soprattutto i primi anni dei vari cicli scolastici) dalle difficoltà insite nelle nuove materie e richieste, la paura di sbagliare e fallire il compito purtroppo non sempre permette di esprimersi a meglio. In tal senso gli adulti e le figure di riferimento hanno il compito di far capire che l’apprendimento ed il miglioramento passano soprattutto attraverso gli errori, e che solo sbagliando e mettendosi in gioco si possono vincere le paure, crescere e migliorarsi. Al tempo stesso è importante non essere troppo comprensivi e vicini ai bambini o i ragazzi, mantenendo un atteggiamento assertivo. Soprattutto in situazioni dove il ragazzo o il bambino non vogliono fare i compiti perché costa troppa fatica e frustrazione, pur comprendendo il suo sforzo e le sue difficoltà bisogna essere serenamente fermi nel dirgli che è importante che nel momento dello studio si provi a studiare. Molti alunni non tollerano l’idea di dover faticare, diventa quindi fondamentale che l’educatore o il maestro possano, attraverso la relazione umana col ragazzo ed il suo accompagnamento durante i compiti, aiutarlo a fare fatica, nella speranza che dopo questa fase possa riemergere il piacere dello studiare ed apprendere nuove cose a scuola.

 

 

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