Il disturbo della condotta in età adolescenziale e le Comunità Minori

Per disturbo della condotta in età adolescenziale si può intendere un insieme di comportamenti devianti, come azioni violente (risse, atti di bullismo, aggressioni verbali o fisiche, danneggiamento di proprietà), un alto grado di aggressività, gravi trasgressioni di regole o reati, spaccio e/o consumo di sostanze. Oltre a ciò questi ragazzi presentano un carattere provocatorio e dispettoso, tendono ad avere frequenti scoppi d’ira o vissuti di rabbia, hanno un atteggiamento rancoroso e vendicativo. Le loro emozioni sono forti e non controllate, aspetto che li porta ad essere impulsivi, inoltre la loro bassa tolleranza alla fatica e accettazione della frustrazione li porta ad sviluppare delle disfunzioni in ambito sociale o scolastico. Il loro carattere e situazione caotica non gli permette di concentrarsi e studiare al meglio, col risultato di abbandonare e far fallire il progetto scolastico.
Oltre a ciò questa adolescenza difficile si fa sentire anche fra le mura di casa, con contesti familiari dove la tensione ed il livello di conflittualità diventano sempre più alti, fino ad arrivare a vere e proprie liti familiari, dove il conflitto e lo scontro possono diventare anche fisici. Il problema è che purtroppo questi ragazzi finiscono per assumere un carattere di ingestibilità, sia a livello familiare (con i genitori che certe volte finiscono per diventare succubi dei figli) che a livello sociale, visto che essi iniziano a scaricare la propria rabbia e disagio anche fuori dalle mura domestiche, attraverso atti di bullismo a scuola, o vandalismo e furti nei confronti di altre persone. É a questo punto che l’organizzazione sociale (al fine di cercare di gestire e recuperare tali situazioni) mette in atto delle azioni contenitive, che attraverso vari tipi di invio portano all’inserimento di questi ragazzi nelle Comunità minori. Le Comunità minori sono strutture con circa 10 posti ciascuna, dove i ragazzi vivono giorno e notte, con gli operatori che li seguono nelle varie fasi ed aspetti della giornata, dai trasporti alla scuola, dalle varie visite specialistiche fino al tempo libero. Ma come le comunità minori possono aiutare a far rientrare una situazione così ingestibile? Secondo il noto psicoanalista inglese Donald Winnicott il disturbo della condotta (anticamera a suo avviso allo sviluppo di una personalità antisociale) era legato ad un ambiente familiare che dopo una prima fase di stabilità e benessere, che aveva permesso al bambino di mettere in atto una prima strutturazione, ha subito un brusco cambiamento, immettendo al suo interno un’atmosfera molto più conflittuale e problematica, caratterizzata anche da delle deprivazioni materiali. Secondo Winnicott la radicalità ed il prolungamento di queste deprivazioni portano il bambino a non ultimare lo sviluppo di quelle funzioni riflessive necessarie per una psicoterapia ed una crescita mentale. Egli quindi sosteneva che per lenire queste situazioni concretamente deprivanti era necessario poter garantire ai ragazzi un nuovo ambiente di vita, il più stabile ed accogliente possibile. Con questi ragazzi quindi, ancor prima di una psicoterapia ciò che cura è un letto fatto, pulito ed ordinato, un pasto caldo ed un ambiente comunitario dove egli possa riprendere a crescere e sviluppare le proprie parti sane, grazie ad un’equipe di operatori in grado di contenere le sue esuberanze e crisi, garantendogli sostegno emotivo e comprensione

 

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