Plutarco, estratti

Qui di seguito vengono riportati degli estratti dello scritto “La Serenità interiore”, che altro non è che una lettera sull’argomento che Plutarco invia ad un suo amico, il senatore romano Paccio, che in una precedente epistula gli aveva espressamente chiesto un parere in proposito. Plutarco è stato un biografo, scrittore e flosofo greco, vissuto sotto l’Impero Romano alla fine del I° Sec. dopo Cristo. Ebbe anche la cittadinanza romana, ricoprendo incarichii amministrativi. Studiò ad Atene, era fortemente interessato alla filosofia di Platone.

“Adirarci con gli eventi non dobbiamo, no!
Perché a loro non importa nulla di noi;
si troverà bene chi, incontrandoli, saprà collocarli nel modo giusto.”
Platone paragonò la vita a una partita a dadi, in cui bisogna sì cercare di gettarli in modo che ci siano favorevoli, ma anche, una volta gettati, far buon uso del risultato che si è ottenuto. Di queste 2 azioni, il gettare non è in nostro potere, ma l’accogliere senza recriminazioni ciò che la sorte ci assegna e dare a ogni evento un posto in cui ciò che proprizio possa giovarci di più, e ciò che è contrario alle nostre aspettative, se capita, danneggiarci di meno, questo si è affar nostro, se siamo assennati…Ecco dunque l’esercizio al quale ci si deve innanzitutto dedicare: fare come quel tale che tirò un sasso alla sua cagna, ma sbagliò il colpo e centrò la matrigna: “neanche così è male!” esclamò”

“L’eccessiva passione negli affari, le smodate aspirazioni e ambizioni, o viceversa gli atteggiamenti di avversione e malanimo, generano in noi sospetti e animosità verso le persone che consideriamo responsabili delle nostre perdite o dei nostri insuccessi: l’uomo abituato a maneggiare gli affari senza affanno e con senso di misura diviene, invece, assai affabile e mite nei rapporti con la gente”

“Come per i colori di un quadro, si devono invece mettere in evidenza nell’anima gli eventi luminosi e splendenti, nascondendo e soffocando quelli cupi, visto che cancellarli e liberarsene del tutto non è possibile. “L’armonia dell’universo, come quella di una lira o di un arco, è l’effetto di tensioni contrastanti”, e tra le cose umane non ce n’è una che sia pura ed esente da commistione. Come in musica ci sono note gravi e acute, e in grammatica vocali e consonanti, e musico e grammatico è non chi rifiuta ed evita uno dei 2 elementi, ma chi li sa utilizzare e fondere tutti in modo appropriato, così, dato che anche le cose hanno in sé i loro opposti, e secondo Euripide beni e mali non possono essere disgiunti, ma esiste una loro mescolanza, che va a buon fine”

“Il desiderio troppo intenso verso ogni cosa suscita la più intensa paura di rimanerne privi, e in tal modo la nostra gioia diviene debole e malsicura, come fiamma esposta al vento.”

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