Jiddu Krishnamurti, parte II

Qui di seguito riporto alcuni estratti dal libro “La Ricerca della Felicità” di Jiddu Krishnamurti, pensatore indiano del 900′, egli fu uno dei primi negli anni 70′-80′, insieme al Movimento arancione di Oshio, a divulgare e far conoscere all’Occidente la filosofia ed il pensiero asiatico-indiano, incentrato sui concetti della conoscenza di se stessi e la meditazione.

“Dopo tutto, se si vuole comprendere qualcosa, bisogna essere in uno stato d’animo passivo, non è vero? Non ci si può pensare continuamente, specularci sopra o analizzarlo senza sosta. Bisogna essere abbastanza sensibili da accoglierne il contenuto. È come una lastra fotografica sensibile. Se voglio capirvi, devo essere passivamente consapevole; e allora voi comincerete a raccontarmi la vostra storia”

“Dunque la cosa importante è essere consapevoli attimo per attimo, senza accumulare l’esperienza che la consapevolezza comporta; nel momento in cui si accumula, infatti, si è consapevoli solo attraverso quell’accumulazione, quello schema, quell’esperienza. La consapevolezza è allora condizionata dall’accumulazione e, dunque, non c’è più osservazione, ma soltanto traduzione.”

“Desideriamo il cambiamento perché nella nostra vita c’è dolore, disagio, conflitto. Ma il conflitto si supera col tempo? Se affermate che è solo questione di tempo, siete ancora invischiati nel conflitto. Potete sostenere che ci vorranno venti giorni o vent’anni per sbarazzarvi del conflitto, per cambiare ciò che siete; ma per tutto quel tempo siete ancora in conflitto e quindi il tempo non genera alcun mutamento.”

“Dopo tutto, quando lottiamo, il conflitto è fra ciò che siamo e ciò che dovremmo o vorremmo essere. Orbene, senza fornire spiegazioni, è possibile comprendere l’intero processo della lotta affinché possa avere termine? Può la mente essere libera dallo sforzo, come la barca spinta dal vento?….Ma se osservate attimo per attimo come la mente resta in una lotta perenne – se vi limitate a osservare questo dato di fatto senza cercare di alterarlo, senza cercare di imporre alla mente quella condizione che voi chiamate pace – allora scoprirete che la mente cessa spontaneamente di lottare; e in quello stato può imparare moltissimo, L’apprendimento non consiste dunque nella mera raccolta di informazioni, ma nella scoperta delle immense ricchezze che giacciono oltre i confini della mente; e per la mente che fa tale scoperta, c’è gioia”

La Vita di Krishnamurti

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Nato nell’India meridionale nel 1895, a soli 15 anni divenne una delle principali voci e menti della Società Teosofica, un’organizzazione mondiale che mirava a promuovere la fratellanza fra i popoli e creare un’unica religione mistico-esoterica che superasse le differenze fra cristiani, musulmani ed indù. Ritenuto dalla stessa Società il nuovo Buddha del futuro, a partire dal 1922 cominciò ad avere frequenti esperienze mistiche ed estatiche. Nel 1929 lascia la Società Teosofica, a favore di una libera ed autonoma ricerca del pensiero personale, non influenzata da religioni o ideologie esterne, ricerca che lo spinse a tenere anche nei successivi decenni molte conferenze, oltre che fondare delle proprie scuole in India, Inghilterra e California, con un modello educativo specifico di prim’ordine, basato sullo sviluppo spontaneo delle doti del bambino, in maniera armoniosa e completa. Muore il 17 Febbraio del 1986 a Ojai, in California.

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