L’Uomo e la tecnologia

Negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito sull’impatto che le nuove tecnologie avrebbero sulla vita e la psiche delle persone, con molti e diversi punti di vista che sembrano collocarsi fra 2 estremi, costituiti da chi saluta con entusiasmo l’avvento della nuova era tecnologica e chi invece vive in maniera catastrofica i cambiamenti degli ultimi anni. Anche all’interno della ricerca psicologica e clinica ci sono sempre più studi sull’argomento, per quanto la recente comparsa del fenomeno non permetta ancora di presentare risultati scientificamente corretti ed approfonditi. Per iniziare ad affrontare questo argomento può essere utile presentare qualche dato statistico:
nel 2016 Telefono azzurro e Doxakids hanno realizzato una ricerca su 600 ragazzi fra i 12 ed i 18 anni, secondo la quale il 17% dei partecipanti non riesce a staccarsi da smarthphone e social, il 25% è sempre online, mentre il 45% si connette più volte al giorno ed il 78% chatta continuamente su What’s App (La Repubblica, 22 Gennaio 2018).
Nel 2018 l’Istat rileva che il 75,2% degli italiani accede ad internet; contro il 52,4% del 2010. La fascia di età maggiormente legata al web è quella che va dai 15 ai 24 anni. Se “solo” 15 anni fa un ragazzo che passava 3 ore al giorno davanti allo schermo era considerato problematico e preoccupante, attualmente l’utilizzo del pc per buona parte delle attività scolastiche e del tempo libero comporta il fatto che tale quantità di tempo venga considerata a rischio ma non patologica.

L’Uomo e la tecnologia: l’Era dei Nativi digitali

L’uso sempre più sistematico del computer nel lavoro, la cultura ed il tempo libero quindi modifica profondamente il confine fra la normalità e la patologia nell’utilizzo delle nuove tecnologie, ed il fatto che questo processo sia ancora in divenire non permette di definire sufficientemente bene tale confine. A complicare le indagini sul rapporto fra l’uomo e la tecnologia c’è anche una sorta di frattura generazionale fra chi ha conosciuto l’ultima rivoluzione tecnologica relativamente tardi (ossia a partire dall’adolescenza o l’età adulta) e chi invece è nato con il mondo delle chat e degli smarthphone, ossia l’ultima generazione, ribattezzata a tal proposito quella dei “Nativi digitali”. In tal senso fra chi sta studiando questi fenomeni e chi è invece oggetto di studio vi sono differenze e stili di vita piuttosto grandi, cosa che va a complicare le ricerche ed il dialogo. Detto ciò, possiamo provare a fare delle prime considerazioni su come questo nuovo rapporto fra l’uomo e la tecnologia va ad influenzare lo sviluppo psichico, soprattutto quando si utilizzano queste tecnologie fin dai primi anni di vita.
Una delle principali caratteristiche del computer che sembra influenzare lo sviluppo psichico è il multi-tasking, ossia la possibilità di seguire e mandare avanti contemporaneamente 2 o più attività informatiche attraverso l’utilizzo di differenti finestre. La mente umana quindi attraverso il multi-tasking riesce a concentrarsi su più percorsi; se da un lato questo tipo di funzionamento permette di velocizzare la operazioni da eseguire, dall’altro rischia di frammentare la concentrazione mentale, che transita da una finestra all’altra.

I nativi digitali sembrano avere una concentrazione più veloce e meno specifica, a tal proposito forse non è un caso se negli ultimi anni in ambito scolastico ci sia un incremento dei deficit della concentrazione e dell’attenzione. L’attenzione deve di volta in volta spostarsi e focalizzarsi su stimoli sempre nuovi e mutevoli, con conseguenti difficoltà ad accedere ad un livello più approfondito di studio su un singolo argomento.
Il cambiamento del tipo di concentrazione inoltre ha delle conseguenze sulla memoria e l’apprendimento, non concentrandosi a lungo su un solo argomento la mente incontra maggiori difficoltà al momento di memorizzare delle nuove nozioni. Al tempo stesso la possibilità di reperire velocemente tutte le informazioni necessarie su ciò che ci interessa fa si che non ci sia bisogno di memorizzare in modo approfondito molti dati, visto che essi possono essere reperiti velocemente tramite il web ogni volta che serve. La possibilità di accedere a tanti dati in modo veloce rischia di portare ad un immagazzinamento eccessivo della memoria, che non sempre riesce ad interiorizzare a fondo tutto ciò di cui ha bisogno. Al tempo stesso l’utilizzo del multi-tasking sviluppa la velocità dei processi cognitivi, con le sue funzioni di interconnessione. Il rischio anche qui è un’eccessiva connessione e stimolazione di dati, con un conseguente affaticamento delle funzioni mentali. In particolare l’insieme degli stimoli visivi e sonori dello schermo sembrano stimolare eccessivamente la mente, soprattutto nel caso dei bambini molto piccoli, che fin di primi anni manifestano un grande interesse per le apparecchiature tecnologiche.

L’Uomo e la tecnologia: una questione di punti di vista

Solitamente i vari punti di vista interni al dibattito sul rapporto fra l’uomo e la tecnologia tendono a confrontare la mente prima e dopo l’avvento delle tecnologie, considerando l’una meglio o peggio dell’altra. Al di là dei punti di vista, attualmente gli specialisti cercano di svincolarsi da questi paragoni, affermando che ci troviamo di fronte a 2 forme di pensiero piuttosto diverse, e per questo difficilmente paragonabili.
Probabilmente solo col tempo si riuscirà ad avere un’idea più chiara dei pro e contro di tutti questi cambiamenti tecnologici; forse per il momento la miglior posizione è una forma di neutralità, oltre che una maggior accettazione del dubbio, condizione tipica di ogni periodo caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, economici ed anche psicologici.

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