L’albero di Sant’Agostino

Questo articolo cercherà di trattare il tema della Trasgressione nell’età adolescenziale a partire da un testo molto particolare, le “Confessioni” di Sant’Agostino, uno dei grandi classici della letteratura occidentale. In questa opera Agostino, il padre della Chiesa che nel IV secolo D.C. coniugò il Cristianesimo con la filosofia neo-platonica, racconta con grande intensità e sincerità il suo percorso di conversione ed avvicinamento a Dio, a partire dalla sentita descrizione dei suoi peccati, le tentazioni e gli sbagli della giovinezza. É in questa cornice che Agostino, nel secondo libro delle Confessioni, riporta un episodio accaduto da ragazzo, all’età di 16 anni:
Nelle vicinanze della nostra vigna vi era un albero di pere, carico di frutti, ma per nulla attraenti quanto a bellezza e sapore. Ma noi, giovanotti della peggior specie, nell’oscurità della notte, dopo aver protratto secondo la depravata abitudine i nostri divertimenti nelle piazze, ci recammo a scuoterlo e a depredarlo, portandone via un gran carico, non per nutrircene noi…, ma per fosse anche ai porci, pur di realizzare ciò che costituiva il nostro piacere: fare cose illecite”.
Nell’introdurre l’episodio, Agostino dichiara espressamente le sue intenzioni: “ Volli commettere un furto e lo feci non spinto da alcuna indigenza, se non dalla povertà di giustizia e dal fastidio per essa, nonché dal lussureggiare della malizia. Rubai infatti una cosa che io stesso avevo in abbondanza e di migliore qualità: non volevo infatti godere della cosa in sé, che il furto mi procacciavo, bensì del furto e del peccato in quanto tali”. Nel raccontare questo episodio con la saggezza dell’adulto, Agostino descrive con estrema raffinatezza introspettiva i motivi psicologici che lo spinsero a fare tal gesto:“Mi piaceva rovinarmi, mi piaceva peccare: non l’oggetto per il quale peccavo, ma il peccato stesso mi piaceva.
Agostino nelle pagine che seguono questo racconto si interroga a lungo sul fatto, ponendosi molte domande (presupposto fondamentale in ogni indagine interiore), al fine di cogliere il senso profondo sottostante il gesto. Questa operazione in tal senso mostra una profonda mentalità psicologica ed introspettiva, visto che cerca di riconnettere l’azione esteriore con il motivo interiore che l’ha determinata, operazione ancora adesso centrale in buona parte delle attuali psicoterapie. Ma a che conclusioni giunge il suo percorso? Ecco qui come egli sviluppa i suoi pensieri:
Che cosa io, miserabile, amai in te, o furto mio, o delitto mio notturno di quel sedicesimo anno della mia vita? Non eri infatti bello, poiché eri un furto…Ne avevo infatti di migliori in abbondanza,eppure raccolsi quelli, per il solo scopo di rubare. Una volta raccolti infatti li gettai via: il mio cibo fu soltanto l’iniquità, di cui mi dilettavo. Anche se qualcuno di quei frutti entrò nella mia bocca, il sapore era quello del delitto…che cosa mi dilettò in quel furto, quando esso non aveva alcuna bellezza?”.
Quel che colpisce inoltre è come Agostino colleghi questa tentazione ed attrazione per il “Male” anche al suo periodo adolescenziale, l’appoggio del gruppo dei pari, il gusto del proibito e dell’ingiusto: “Che cosa amai dunque in quel furto e in che modo imitai attraverso di esso il mio Signore, seppure in maniera viziosa e distorta? Forse è che mi piacque agire contro la legge almeno con l’inganno, visto che non potevo farlo con la forza, e così io prigioniero scimmiottavo una libertà monca, per tenebrosa imitazione di onnipotenza, facendo impunemente ciò che mi era lecito…..O putredine, o mostro di vita e abisso di morte! Poté davvero piacermi ciò che era vietato, non per altro motivo se non perché era vietato?”.
In queste ultime considerazioni sono concentrate alcune delle motivazioni che possono essere ritrovate anche in molti altri comportamenti devianti, tipici del processo di crescita adolescenziale. In tal senso è importante chiarire che in questa fase della vita questo tipo di comportamenti molte volte sono fisiologici e normali, oltre che destinati ad essere superati nel tempo. Dietro queste azioni quindi sembrano esserci la sfida alla legge al fine di esperimentare una sensazione di forza e potere che eccita e può dare sicurezza, il piacere di fare un’azione proprio

 

perché essa viene vietata e condannata dalla morale ed il buon senso. Ecco come attraverso un’opera di circa 1600 anni fa, possiamo cogliere in maniera nitida e chiara alcune delle motivazioni più significative che si celano dietro alle trasgressioni che a volte caratterizzano i comportamenti degli adolescenti, permettendone a loro volta la crescita e l’individuazione, a patto che essi non siano troppo estremi e ripetuti.

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