La Contemporaneità nei “Pensieri” di Blaise Pascal, Parte prima

A volte, per comprendere e vedere nitidamente le “caratteristiche psichiche” di una società in una data epoca o momento storico, è utile risalire al periodo di trasformazione fra la fase in questione e quella precedente, perché è proprio nel passaggio fra le 2 che anche i cambiamenti mentali possono essere notati e studiati meglio.
A mio avviso questo è anche il caso dei “Pensieri” di Blaise Pascal, opera filosofica e quasi esistenzialista, dove questo autore francese del XVII° secolo realizza un ritratto psicologico molto profondo della sua epoca, tanto da poter esser considerato ancor oggi attuale. Ma cosa avrebbe di contemporaneo un autore del 1600?

 

La Contemporaneità nei “Pensieri” di Blaise Pascal: la Matematica e la Società dello Spettacolo
Ci sono 2 punti che rendono interessante il nuovo uomo descritto da Pascal nei “Pensieri”, il quale oltre ad essere un filosofo era un grande matematico, geometra e fisico: il primo è legato appunto allo sviluppo della conoscenza matematica e fisica del Mondo, che proprio nell’Europa di quegli anni stava conoscendo una grande espansione; in poche parole, l’accumulazione di nuove conoscenze matematiche, scientifiche e tecniche, che ci ha portato nel giro di 3 secoli a diventare i primi esseri viventi a poter dominare e “forgiare” la natura, inizia a diventare consistente e tangibile proprio all’epoca di Pascal, il quale nei suoi scritti si interroga a fondo sulle conseguenze di questa nuova grande conoscenza che gli uomini pensano di avere sul Mondo.
Il secondo punto è legato al tenore ed alla qualità di vita di Pascal, che pur non avendo un legame diretto con la nostra epoca contemporanea, presenta però dei paradossali ma consistenti tratti in comune: Pascal era un uomo legato alla vita nobiliare dell’Ancien Régime, viveva in un mondo di parate, sfilate e ricevimenti di corte, di divertimenti continui e fatui (come diceva lui stesso della caccia, per esempio), in una vera e propria società dello spettacolo e del divertimento, caratteristiche paradossalmente molto simili a quelle dell’epoca contemporanea. Tornando a Pascal, ecco cosa dice nei “Pensieri” del nuovo uomo scientifico:
La nostra anima è gettata nel corpo, dove trova il numero, il tempo, le dimensioni, essa ragiona a quel livello e chiama tutto ciò Natura, Necessità, e non riesce a credere in altre cose. Non c’è alcuna verità sostanziale, vedendo che molte cose vere non sono minimamente la Verità stessa?
Pascal quindi capisce che il nuovo uomo conosce la matematica e finisce col misurare il Mondo con le dimensioni dello spazio, il movimento, il tempo ed il numero (ossia alcune fra le più importanti categorie di pensiero della dimensione cosciente dell’Io, volendo “precorrere i tempi”); al tempo stesso però intuisce che tutto ciò non ci permette di cogliere una Verità sottostante, la quale continua a sfuggire alle nostre menti.

La Contemporaneità nei “Pensieri” di Blaise Pascal: l’Illusione e la ricerca della Verità
Ciò va a creare nel filosofo una profonda angoscia, ed a partire da questo sentimento si dipana il filo delle sue riflessioni: “c’è nell’uomo la capacità di conoscere la Verità e di essere felice, ma non c’è nessuna Verità o costante, o soddisfacente…tutto questo scorrere del tempo, della vita, e questi diversi corpi che sentiamo, questi diversi pensieri che ci agitano forse non sono altro che delle illusioni simili allo scorrere del tempo ed ai vani fantasmi dei nostri sogni…non abbiamo alcuna idea del vero, essendo allora tutti i nostri sentimenti delle illusioni”.
Questo è l’inizio di un percorso interiore di Pascal, che privato di punti di riferimento e certezze rende sempre più pessimiste le sue visioni, anche nei confronti degli altri uomini: “Così la vita umana non è altro che un’illusione perpetua, non si fa altro che ingannarsi ed adularsi. Nessuno parla di noi in nostra presenza come farebbe durante la nostra assenza. L’unione che c’è fra gli uomini non è fondata su altro all’infuori che questo reciproco inganno. L’uomo non è dunque nient’altro che travestimento, menzogna ed ipocrisia, sia con se stessi sia che nei confronti degli altri”.
L’autore quindi studia la fisica e la matematica, si distingue persino per nuove importanti scoperte in tali campi, ma alla fine dopo tutto questo getta uno sguardo oltre il conosciuto, e sente dentro di sé le angosce umane senza nome ed appigli, arrivando così con 300 anni d’anticipo ad un’ennesima scoperta: l’Inquietudine contemporanea, alla quale comunque proverà a dare, nel resto dei “Pensieri”, la sua personale risposta.

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