Psicologia del Viaggio, prima parte

Oltre le strade sfavillanti c’era il buio, e oltre il buio il West. Dovevo andare

Jack Kerouac

Fin da tempi remoti l’uomo ha sempre manifestato un grande interesse per la dimensione del viaggio, vista come un’esperienza di vita arricchente, se non illuminante. Se fino all’800′ il viaggio sembrava un fenomeno sociale riservato agli intellettuali, le persone facoltose e gli artisti, con gli anni 60′ e le rivoluzioni giovanili il viaggio diventa un fenomeno di massa, capace di attrarre, coinvolgere e mettere in cammino persone di ogni età e provenienza. Ma qual’é il motivo di tale coinvolgimento? Quale può essere la psicologia del Viaggio? Tornando alla diffusione del Viaggio come fenomeno di massa, non è un caso se uno dei romanzi novecenteschi più conosciuti dal grande pubblico sia infatti “On the Road” di Jack Kerouac, dove il giovane scrittore racconta delle sue esperienze di viaggio negli Stati Uniti degli anni 50′, viaggi che lo porteranno fino al Messico, in cerca di locali sconosciuti dove ballare Jazz fino all’alba, rapiti e sconvolti dalle melodie dei suonatori, che lo scrittore descrive come grandi neri che spingevano il loro fiato nei loro Sax fino all’estremo delle forze, oppure viaggiando di notte sopra camion scoperti, con lo sguardo rivolto alla coperta di stelle in cielo, parlando con altri giovani sconosciuti in cerca delle stesse emozioni.
La psicologia del viaggio può essere intesa come un’esperienza mentale in grado di rigenerare, far crescere, testare i propri limiti e paure; volendo approfondire l’argomento, una delle prime caratteristiche sembra essere l’apprendimento, nel senso che un viaggio sottopone la persona ad esperienze nuove e non precedentemente provate, c’è la possibilità di apprendere, aumentare la propria conoscenza. Come diceva lo stesso Omero nell’Odissea, “Chi ha molto viaggiato ha molto appreso”. Un altro fattore rigenerante del viaggio può essere anche il fatto che prendendo le distanze dalla propria quotidianità, si ha la possibilità di mettere fra parentesi i propri problemi e questioni irrisolte, col vantaggio però di poterle ripensare e rielaborarle da lontano, con un maggior distacco, e forse anche di lucidità e calma. Molte volte per ripensare un problema può essere utile prenderne le distanze ed allontanarsene un po’, e questo ben si presta anche attraverso un viaggio. In tal senso, la psicologia del viaggio è caratterizzata (a volte) da una condizione di illuminazione interiore.

 

 

 

 

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