La Speranza nel mito di Pandora

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Nel mito di Pandora si narra che un tempo gli uomini vivessero felici ed immortali, al riparo dal Dolore e dalla Fatica. Essi tramite l’aiuto del Titano Prometeo riuscirono addirittura a rubare il fuoco agli dei, causando l’ira di Zeus. Il padre degli dei, dopo aver punito e liberato Prometeo dalla tortura, meditò su come potesse punire gli uomini. Chiese al Dio del fuoco Efesto di creare una donna bellissima, a cui poi tutti gli dei dell’Olimpo avrebbero dato in dono qualcosa. Fu così che nacque la prima donna del Mondo umano, Pandora (che in greco infatti significa “tutti i doni”), scaltra, astuta, ingannatrice, curiosa ed intelligente, di gran bellezza e grazia.
Zeus decise di inviarla ad Epimeteo, fratello di Prometeo. Quest’ultimo cercò di mettere in guardia il fratello dall’avvicinarsi alla donna, diffidando dei doni degli dei, ma egli non seppe resistere alla tentazione, e sposò la donna. Zeus come dono di nozze dette a Pandora anche un vaso, mettendola in guardia dall’aprirlo. Pandora però fra i vari doni ricevuti dagli Dei aveva anche una grande curiosità, e col tempo fu provata dalla tentazione e la curiosità di aprire il vaso. Fu così che un giorno essa decise di aprire il vaso, col risultato che improvvisamente da esso uscirono tutti i malanni e le disgrazie che da allora in avanti avrebbero afflitto gli uomini, come la Mortalità, la Vecchiaia, la Gelosia, la Malattia, il Dolore, la Pazzia ed il Vizio. Ma al fondo del vaso Zeus aveva messo per fortuna anche un ultimo dono dono, questa volta positivo, ossia la speranza, che nel mito di Pandora rappresenta una delle poche soluzioni per risolvere il dramma del bene e del male. Essa all’inizio non voleva uscire dal vaso, e se ne teneva al bordo, pronta ad accorrere da quel momento ogni volta che vi sarebbe stato bisogno di lei.

La Speranza nel mito di Pandora, qualche considerazione finale:

Lo psicoanalista statunitense Stephen A. Mitchell per esempio, nel commentare la speranza nel mito di Pandora, sottolinea come essa venga dopo tutte le disgrazie, come se possa venirci in aiuto dopo aver passato e vissuto la tristezza e la disperazione: “Talvolta, alla speranza della cosa giusta si può giungere solo attraverso un’immersione in un timore prolungato e tormentoso” (Stephen A. Mitchell, pag 241, 1995). Applicando la Speranza del mito di Pandora alla nostra esistenza ed alla pratica clinica, sorgono spontanee alcune domande: è necessario disperarsi prima di poter riprendere a sperare?
Il male ed il dolore provato sono semplicemente un trauma dal quale non possiamo riprenderci, oppure sono in grado di condurci ad una nuova rinascita?

 

 

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