Schizofrenia

Per schizofrenia si intende un disturbo molto intenso e provante, che per la sua inspiegabilità e difficoltà di comprensione ha sempre attratto e colpito l’immaginario di molti. Il termine (coniato da Bleuler ad inizio 900′) vuol dire “pensiero tagliato”, e ci introduce ad uno dei principali nodi del problema. Bleuler si rese conto infatti, che se solitamente il pensiero di una persona presenta un certo livello di coerenza e continuità, con i pensieri che si susseguono uno dietro l’altro con un ordine di associazioni piuttosto chiare e comprensibili all’esterno, nel caso della schizofrenia la persona presenta dei pensieri “tagliati”, ossia apparentemente non legati e sconnessi fra di loro. Lo schizofrenico riporta un insieme di pensieri e parole che all’inizio non si riescono a capire, perché non è facile capire (soprattutto senza degli strumenti di conoscenza psicoterapeutici) i collegamenti logici fra le varie parti. Questo perché lo schizofrenico ha delle sue logiche di pensiero, piuttosto diverse da molti altri. Nella schizofrenia la persona arriva ad un punto in cui il Mondo esterno diventa un grosso enigma, la mente cioè smarrisce il significato delle cose, non si riesce più a capire dove siamo, chi siamo, ed anche se tutto quello che viviamo è vero, è reale, oppure non è altro che un sogno, quali sono le nostre origini, ecc… questa tragica mancanza di senso e comprensione profonda della vita getta la persona in uno stato di profonda angoscia, che non si riesce a contenere, la vita diventa un nuovo e terrificante enigma a cui rispondere, visto che la mancata risoluzione dell’enigma implica l’Angoscia. Questa angoscia é fondamentalmente angoscia di frammentazione, nel senso che la mente ha paura di finire lacerata in tanti pezzi, in balia di una specie di effetto centrifuga dove la nostra unità viene disintegrata e ridotta in tanti brandelli. Secondo gli studiosi per risolvere questa situazione e scongiurare la frammentazione lo schizofrenico inventa il delirio: se per le altre persone il delirio può sembrare un convincimento senza senso, inspiegabile sconnesso e falso, per la persona che lo crea esso è tutto, nel senso che il delirio per chi lo crea è un convincimento di fondo a cui si crede profondamente, perché questo convincimento è l’unica spiegazione che può dare un senso ed in significato al Mondo, con l’effetto di contenere (almeno in parte) le angosce del soggetto. Il delirio ha quindi il potere di compattare di nuovo la persona, dare un senso a lei ed al Mondo, trovando quindi una maniera originale ed allegorica per esprimere e provare a comunicare il proprio dolore. In tal senso il delirio è un messaggio criptato e scritto secondo dinamiche tutte proprie. Una delle dinamiche che ci può far intuire la portata del delirio è la confusione che lo schizofrenico fa fra Mondo esterno e Mondo interno.
Solitamente ognuno di noi sa di essere un essere individuale e separato dal Mondo esterno. Se dentro di noi ci sono i simboli (ossia contenuti mentali che usiamo per spiegare il Mondo, comunicare gli altri, mettere ordine nella nostra testa), fuori di noi ci sono non solo i simboli interni degli altri, ma anche le cose reali e concrete, che non per forza devono rappresentare qualcosa. Quando si rientra nel campo della schizofrenia, la persona, non riuscendo più a distinguere fra il Sè ed il Mondo, va a creare una caotica e confusionaria dimensione di mezzo, dove il Mondo esterno ed interno si fondono, i simboli diventano cose e le cose diventano simboli, alimentando uno stato di estrema confusione che finisce con lo spaventare e far soffrire il soggetto. Una luce che si illumina per strada proprio quando stiamo per passare non è più un semplice e casuale fatto concreto, ma diventa la prova delirante ed incontrovertibile che qualcuno ci vuole morti. Un piccolo gattino non è più semplicemente un animale domestico da accudire, ma un personaggio di estrema importanza che da sostegno e forza alla persona (visto che da oggetto concreto esso è diventato un simbolo, nel senso che esso per esempio può essere vissuto come la reincarnazione di un antenato, l’anima di una persona cara che ha trovato questo corpo animale per non lasciare da solo il soggetto, ecc…). Il delirio quindi ha una sua logica e può essere decriptato, a patto che il terapeuta accetti di inoltrarsi in universi mentali molto diversi e misteriosi, ardui e duri. Bisogna saper entrare nel Mondo dello schizofrenico, abbandonando la convinzione che esso sia anormale o pazzo, ma semplicemente diverso dal nostro, per quanto ugualmente ed assolutamente umano. Tale problematica purtroppo comporta anche altre complicazioni, come il fatto che per la sua intensità esso (alla luce della nostra organizzazione sanitaria e le esigenze di sicurezza sociale) viene gestito e curato attraverso l’uso degli psicofarmaci con dosaggi significativi, necessari forse per disinnescare possibili situazioni di emergenza, ma comunque molto invasivi per il soggetto, visto che comportano stanchezza, aumento di peso, significativo rallentamento psicomotorio. Inoltre il farmaco va ad anestetizzare il delirio, col risultato che privando il soggetto dell’unico contenuto mentale in grado di dargli un senso, pur ottenendo una persona calma e sedata, al tempo stesso si ottiene una vita svuotata di senso, statica, impoverita e senza possibilità di ricostruire un pensiero, ripartire dalle proprie risorse interne, che nel caso di questi pazienti talvolta possono essere più grandi di quel che si pensi. Oltre a ciò l’inspiegabilità del pensiero schizofrenico ricade anche nelle relazioni col nucleo familiare, o le persone comunque vicine al soggetto. L’entourage della persona non riesce cioè a capire il significato delle sue parole e dei suoi pensieri, tutto ciò che fa e che dice rischia di scivolare in una incomprensibilità totale da parte del Mondo esterno, che vive con angoscia e diffidenza questi comportamenti “strani ed anomali”. Lo schizofrenico quindi rischia di essere lasciato da solo, isolato e privato d’aiuto (come aiutare una persona se non possiamo capire chi è e cosa pensa?), e di andare incontro allo stigma degli altri, che non capendo i suoi messaggi e non sapendo gestire l’angoscia creata dal contatto con la sofferenza della Mente, preferisce purtroppo bollare tutto ciò come una manifestazione di pazzia. La schizofrenia purtroppo è il disturbo mentale che più spesso in passato è andato incontro allo stigma della pazzia, la paura e la diffidenza. Oltre a ciò non riuscendo più a mettere ordine fra mondo esterno e mondo interno lo schizofrenico non riesce più a vivere serenamente il Mondo. Un conto è interagire col Mondo esterno dandolo per assodato e scontato (ossia ovvio e naturale), un conto è non riconoscere più il Mondo per quello che è sempre stato e viverlo come una nuova e terrorizzante esperienza non capita. Questo fa si che lo schizofrenico finisca anche per avere significative difficoltà al momento di interagire lavorativamente col Mondo esterno, anche il sostentarsi materialmente e mandare avanti i lati concreti della vita diventa molto più duro nella schizofrenia.

 

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