Crisi di coppia

Attualmente uno dei principali problemi che spingono una persona a rivolgersi ad uno specialista della salute mentale sembra essere la crisi di coppia.
Al di là della retorica e delle strumentalizzazioni mass-mediatiche, questo problema ultimamente sembra aver acquisito una grande importanza, anche a causa degli epiloghi violenti di diverse crisi di coppia, con il partner maschile che spinto da sentimenti interni non gestibili e controllabili finisce col diventare violento nei confronti della compagna o dei figli. La crescente instabilità dei nuclei familiari porta alla rottura dei rapporti anche dopo molto tempo dal loro inizio, relazioni che fino al giorno prima sembravano stabili, durature e sicure (tanto da aver dato vita ad un progetto familiare condiviso, con la nascita dei figli, ecc..) tutto d’un tratto finiscono, crollano come come castelli di carte, in mezzo allo sbigottimento del partner lasciato e tutto l’entourage familiare. Se alcune crisi si strutturano col tempo e danno chiari segnali premonitori, altre crisi invece lavorano sottopelle, non visibili, all’insaputa di uno dei 2 partner, che poi improvvisamente quando viene messo al corrente della situazione sembra non poter realizzare quello che sta succedendo. Ma come si sviluppa una crisi di coppia? Tale domanda è di difficile risoluzione, anche a causa dell’estrema diversità delle coppie e dei loro problemi. Ognuno di noi infatti è un pianeta a parte da scoprire, ed anche ogni coppia fa caso a sé, non è possibile creare un modello sempre valido per tutti.
Fatta questa premessa, in base alla mia esperienza clinica penso che uno dei problemi di partenza siano le reciproche aspettative di coppia. Ogni membro della coppia infatti, in base alla propria storia, alle precedenti esperienze relazionali ed i propri bisogni, si aspetta qualcosa dall’altro, immaginando che la relazione col partner sarà in grado di soddisfare almeno in parte queste aspettative. Ogni partner quindi va incontro all’altro con questo carico di pensieri “a priori”, come se dentro ognuno di noi ci fosse l’idea della “coppia perfetta”, il problema è che poi nella relazione reale col tempo rischiano di venir fuori i limiti di queste aspettative. Col tempo infatti può accadere che la distanza fra le aspettative di coppia e la coppia reale diventi troppo grande, creando una tensione ed una insoddisfazione che sfociano nella crisi. Altre volte invece può accadere che la coppia rispetti e soddisfi le reciproche aspettative, per quanto però queste aspettative soddisfatte possano perdere la loro iniziale importanza, come se uno dei 2 partner ad un certo punto volesse qualcosa di più, di nuovo ed emozionante, non trovando più la soddisfazione di prima nel vedere le sue aspettative soddisfatte. Un altro punto a mio avviso centrale nell’equilibrio di coppia è la capacità dei suoi membri di soddisfare i propri bisogni e quelli del partner in maniera complementare ed armonica. Ognuno di noi ha i propri bisogni vitali, delle questioni personali che devono essere soddisfatte, come il bisogno di comprensione da parte del partner, il bisogno di tenerezza, o di coccole, supporto ed altro. Altre volte invece può comparire invece il bisogno di avere i propri spazi, la propria area privata non condivisa dal partner, senza contare quando inoltre vi sono entrambi i bisogni, quello di vicinanza e prossimità e quello invece legato al bisogno di un maggior distacco, con la conseguente difficoltà a capire quando c’è bisogno dell’una o dell’altra. In tal senso è necessario vedere quanto una persona riesce a soddisfare i propri desideri e quelli del partner al tempo stesso. Non sempre infatti è possibile far combaciare i reciproci bisogni, questi anzi a volte possono andare l’uno contro l’altro, non essere soddisfatti ed andare incontro ad una frustrazione. In questi casi bisogna cercare di capire quanto siamo disposti a sacrificarci per l’altro, quanto siamo disposti a mettere da parte i nostri bisogni in favore di quelli del partner, se siamo capaci di contrattare le rispettive esigenze e trovare un compromesso ed un equilibrio finale. Molte crisi di coppia sembrano iscriversi proprio in questo campo: non riuscendo a tollerare la frustrazione dei propri desideri, non riuscendo a fare dei rispettivi sacrifici ritenuti troppo grandi, e non trovando alla fine un compromesso fra le parti, i partner accedono ad un periodo di crisi, che può essere inteso come un momento dove la coppia si pone più o meno esplicitamente una domanda: “ha ancora senso stare insieme? Non sarebbe meglio lasciarci? Oppure trovare un nuovo modo di stare insieme?” Vi è cioè un periodo di dubbio e ripensamenti dove la coppia vive all’interno di una significativa ambivalenza, oscillando fra la voglia di rompere e quella di non lasciarsi.
In tal senso la terapia di coppia non ha un esplicito compito di far lasciare la coppia o invece scongiurare la separazione, essa, soprattutto all’inizio, deve saper sostare su questa terra di mezzo piena di dubbi, il non sapere cosa fare. Solo quando i membri della coppia riescono a sostare in questa area di mezzo e tollerare i dubbi, è possibile ritrovare la calma e far ripartire il pensiero.
Un altro problema connesso alle aspettative ed i bisogni è quello del conflitto: molte coppie nascono sulla scia della speranza di stare bene, essere felici insieme e condividere dei momenti di pace e benessere, senza turbamenti e complicazioni, ma quando la coppia reale inizia ad interagire ad un livello di profondità e conoscenza maggiore, ecco che il mancato soddisfacimento di aspettative o bisogni può portare al conflitto. Le coppie quindi (messi da parte gli ideali di pace e benessere continui che covano dentro ognuno di noi) scoprono la conflittualità ed i problemi fra le parti. E sarà appunto la maniera in cui la coppia proverà a gestire il conflitto che permetterà di capire se i partner sopravviveranno al conflitto e continueranno a stare insieme. Molte coppie sembrano non tollerare il conflitto e la tensione all’interno del nucleo, e non riuscendo a sopportare questa condizione preferiscono separarsi e ripartire da zero. Quel che colpisce nelle coppie è anche come si sviluppa il conflitto. Molte liti ed attriti infatti sembrano seguire dei copioni che si ripetono, è come se all’interno della coppia in lite ognuno dei partner avesse un ruolo ben preciso, e recitasse la parte che la coppia gli ha assegnato. Al ruolo del primo risponde il ruolo del secondo, e questo gioco di parti trascina entrambi verso un conflitto. Si può arrivare a ripetere le frasi o le allusioni che (inconsciamente o consciamente) si sa che potrebbero ferire il partner, si finisce con l’infastidisce l’altro in maniera quasi automatica, senza rendersene sempre conto. Il paradosso è che certe volte non si riesce a fare diversamente, come se dentro di noi fosse partito un pilota automatico, che ci dirige verso il conflitto. A questo iniziale “aggancio” lanciato dal primo partner il secondo può rispondere in maniera complementare, emettendo anche lui proprio quegli schemi capici di innervosire l’altro. Il risultato è che nel giro di poco tempo, senza neanche rendersene conto la coppia si ritrova nel pieno di un copione di conflitto (come splendidamente analizzato in un libro dello psicologo Watzlawick, Pragmatica della Comunicazione umana) dove entrambi inconsciamente mirano a portare fino in fondo il conflitto. A tal proposito possiamo già dire che uno degli obbiettivi della terapia di coppia è individuare durante le sedute tali copioni ed agganci, nella speranza che una presa di consapevolezza di questi schemi ne permetta una parziale risoluzione, oltre alla possibilità di chiedersi il perché di tutto ciò, il significato che sta dietro questi schemi di coppia.
Tale presa di consapevolezza degli schemi, un lavoro psicologico mirato ad elaborare le forti emozioni implicate nella relazione di coppia, permette anche di ridurre (nelle coppie più conflittuali) il rischio di escalation del conflitto.
Ultimo problema che a sua volta influenza gli equilibri di coppia è la capacità da parte dei partner di costruire un spazio privato di coppia, in grado di metterci al riparo e garantire la giusta distanza anche nei confronti delle famiglie di provenienza, a volte vissute come invasive e non rispettose. I partner a volte non riescono a porre dei limiti fra la coppia ed i propri genitori, che a loro volta cercano in maniera intrusiva di mettersi in mezzo, sapere, valutare ed emettere pareri sulla bontà o invece l’inadeguatezza del partner del figlio. Anche qui un percorso di coppia può aiutare a mettere delle distanze, o trovare un nuovo assetto familiare. Nelle coppie in altri casi ciò che fa saltare l’equilibrio raggiunto possono essere anche i grandi cambiamenti, come l’andare a vivere insieme, la nascita dei figli, cambiamenti lavorativi ecc… Anche qui non è sempre detto che la coppia possa sopravvivere a tutti i cambiamenti, e ciò dipenderà dalla flessibilità dei membri nel cambiare il proprio punto di vista ed interrogarsi apertamente su quello che ci chiede l’altro, per quanto alla fine tale capacità di sopravvivere ai cambiamenti sia legato alla forza del legame e la grandezza del desiderio di vivere insieme e condividere un comune progetto di vita.

 

 

2 pensieri su “Crisi di coppia

  1. Succede questo perchè non si è più abituati a vivere in un’era in cui le cose rotte si aggiustano. Nessuno ha detto che i cuori non possono guarire o che gli sbagli non si possono fare, ma fate crescere l’amore.

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    1. probabilmente questa “era” di confort e benessere è andata ad intaccare la capacità da parte delle persone di tollerare la frustrazione ed il dolore, col risultato che quando in una relazione subentrano dei problemi essi sembrano insormontabili ed ingestibili, spingendo le persone a far “saltare il banco”. Detto questo penso sia opportuno ricordare che è difficile teorizzare e fare delle generalizzazioni in grado di spiegare ogni singolo caso, per quanto queste idee ci possano aiutare ad orientarci nel mondo

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